Sul confine (arrivederci, Italia)

16 settembre 2012 § 2 commenti

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Abbiamo già pedalato più di 400 chilometri attraverso l’Italia, trascorso serate e mattine in compagnia di vecchi e nuovi amici, di un’accoglienza strepitosa, bella, disarmante. Speriamo di riuscire a essere anche noi “casa” per gli altri ogni volta che ce ne sarà la possibilità.
Durante il viaggio fino a qui, non ci siamo interrogati molto sul nostro lasciare l’Italia o sulle eventuali ragioni che si potrebbero trovare per rimanere (sempre meno, a quanto pare, anche parlando con nostri coetanei o sentendo le storie di genitori i cui figli sono già all’estero).
Andare in un altro paese europeo, oggi, significa sfruttare al meglio le possibilità che l’Unione Europea fornisce: mobilità, opportunità di lavoro, orizzonti più ampi. Il senso dovrebbe essere questo, confondersi, mescolarsi, confrontarsi su un contesto allargato, anche se il predominio dell’economia e della finanza a livello europeo sta facendo danni incalcolabili.
Siamo sul confine e lo passiamo, guardando al futuro. “Nostra patria è il mondo intero” recita una canzone anarchica. Noi, almeno per un po’ di mesi, chiameremo casa la Francia.
Arrivederci, Italia.

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