Racconti di viaggio e persone (Italia)

17 settembre 2012 § Lascia un commento

Nizza è la prima città in cui non siamo ospiti di persone, perché abbiamo avuto la possibilità di fermarci in un appartamento di amici di amici (grazie, davvero!). Ci stiamo rendendo conto che vivere l’accoglienza delle persone che ci ospitano è molto bello, ci fa sentire a casa e coccolati.
Quando questa ospitalità arriva da chi prima nemmeno conoscevamo è ancora più sorprendente. Anche a partire dall’ostello per pellegrini sulla via Francigena a Fornovo di Taro, dove abbiamo passato la prima notte. Gentilezza e attenzioni, come il brodo di pollo caldo e la quantità di cibo inimmaginabile, solo perché eravamo “i pellegrini”. O come a Varese Ligure, dove la panettiera ci ha offerto cantucci appena sfornati e parole, forse anche perché ci ha visto stanchi e bagnati dopo il passo delle Cento Croci, pedalato sotto la pioggia.
A Varese poi ci ha accolto Paolo, che ci ha stupito con le sue tantissime esperienza nei campi più disparati e con la passione che mette in ognuno. Così, a cena, siamo finiti a parlare di sostenibilità, viaggi, spiritualità e religione.
Paolo ci ha anche consigliato di arrivare a Genova passando per l’interno, non sull’Aurelia, e abbiamo guardato insieme le cartine. Strade belle e poco trafficate, aria pulita e paesaggi splendidi. Arrivare a Genova dall’alto, nonostante la fatica, è stata una soddisfazione impagabile.
A Genova ci hanno accolto Andrea e Betty con focaccia e scamorza, che abbiamo divorato ancor prima di buttarci sotto la doccia. Poi cena, parole e camminare per il centro. Ci fermiamo da loro solo una sera, ma abbiamo tempo di parlare con Andrea del suo libro fotografico su luoghi e personaggi tondelliani (ci sarà anche una mia postfazione!). Lui ricercatore, lei senza lavoro, anche loro guardano all’Europa come orizzonte per il futuro. Betty, prima di salutarci, ci ha lasciato uno dei suoi disegni, due maialini in bicicletta.
Passeggiando per Genova incontriamo Massimo, di Velozena, in attesa di turisti per un tour in risciò. Ci offre un caffè e ci racconta il progetto e l’idea di una mobilità più sostenibile: anche al nostro primo sguardo, in effetti, la città non sembra troppo amica delle bici.
Per la seconda notte a Genova ci ha salvato Francesco (che lavora anche come eco bike courier), che ci aveva offerto ospitalità via Twitter. Così ci hanno accolto nel loro bellissimo appartamento in centro, facendoci sentire a casa. Tra birre e parole è arrivata ora di cena e abbiamo tirato dieci uova di tagliatelle, improvvisando mattarelli con bottiglie di vino! Risultato: otto persone a tavola, ancora tra chiacchiere e bicchieri.
Al mattino, però, si parte di nuovo, direzione Imperia. Con i consigli che arrivano a voce e via Twitter facciamo un po’ di chilometri su belle ciclabili a bordo mare. Davvero bello pedalare così.
A Imperia ci aspetta Mario, fotografo, amico di Enzo. Una volta arrivati, quasi scusandosi, ci ha detto che una sua cara amica si era offerta di ospitarci dopo aver sentito la nostra storia. Così arriviamo a casa di Titti, un posto bellissimo, in alto sopra la città, in mezzo al verde. Lei dice di sé di aver passato una vita in tuta sportiva, tra atletica, insegnamento e ciclismo. Titti ama circondarsi di amici e persone nuove da conoscere. È anche per questo che mette a disposizione parte della sua casa per turisti che abbiano voglia di condividerne la tranquillità. Mentre Mario prepara un ottimo pesto, Titti ci racconta dei suoi figli, che sono tutti e due all’estero per lavoro. Angelo, fratello di Mario, ci racconta di Santo Domingo dove, ormai pensionato, passa tutti gli inverni, in compagnia di un numero incredibile di italiani.
Il mattino partiamo, con calma, e promettiamo a Titti di tornare a trovarla. L’inquietudine leggera del passaggio del confine non si fa sentire troppo, almeno fino a quando ce lo troviamo davanti. Fa strano pensare che a distanza di poche centinaia di metri si cambi lingua, stato (e anche compagnie e costi telefonici!) quando in realtà, sotto le nostre ruote e intorno a noi, il paesaggio semplicemente prosegue. Confine costruito, irreale, imposizione illogica. “Aria e luce”, cantavano i CSI a proposito di confini. Sarebbe molto meglio, molto più naturale abbatterli. E mescolare lingue e culture, che accade già da secoli.
MG&R

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