Italia, Francia, Europa: tre soggetti e un’impossibile messa a fuoco

12 dicembre 2012 § Lascia un commento

Scrive Barbara Spinelli su Repubblica (grassetti miei):

se il fenomeno Berlusconi ha potuto nascere, e durare, è perché l’Europa della moneta unica lo ha covato, protetto. Una moneta priva di statualità comune, di politica, di fiato democratico, finisce col dare questi risultati. La sola cosa che non vien detta è quella che vorremmo udire, assieme ai compianti: la responsabilità che i vertici dell’Unione (Commissione, Consiglio dei ministri, Parlamento europeo) hanno per quello che succede in Italia, e in Grecia, in Ungheria, in Spagna.

Se in Italia può candidarsi per la sesta volta un boss televisivo che ha rovinato non poco la democrazia; se in Ungheria domina un Premier  –  Viktor Orbán  –  che sprezza la stampa libera, i diritti delle minoranze, l’Europa; se in Grecia i neonazisti di Alba Dorata hanno toni euforici in Parlamento e alleati cruciali nell’integralismo cristiano-ortodosso e perfino nella polizia, vuol dire che c’è del marcio nelle singole democrazie, ma anche nell’acefalo regno dell’Unione. Che anche lì, dove si confezionano le ricette contro la crisi, il tempo è uscito fuori dai cardini, senza che nessuno s’adoperi a rimetterlo in sesto. Gli anni di recessione che stiamo traversando, e il rifiuto di vincerla reinventando democrazia e politica nella casa europea, spiegano come mai Berlusconi ci riprovi, e quel che lo motiva: non l’ambizione di tornare a governare, e neppure il calcolo egocentrico di chi si fa adorare da coorti di gregari che con lui pensano di ghermire posti, privilegi, soldi. Ma la decisione  –  fredda, tutt’altro che folle  –  di favorire in ogni modo, per l’interesse suo e degli accoliti, l’ingovernabilità dell’Italia. Chi parla di follia non vede il metodo, racchiuso nelle pieghe delle sue mosse. E non vede l’Europa, che consente il caos proprio quando pretende arginarlo.

L’Italia ha fatto compagnia alla mia colazione di questa mattina anche con un altro discorso, questa volta un videocomunicato (la forma che non ammette repliche, la negazione del dialogo, la riduzione dell’altro a mero ascoltatore): Grillo che dice che chi non è d’accordo con lui se ne deve andare “fuori dai coglioni” perché nei prossimi mesi il suo movimento dovrà combattere una guerra, quella che porta alle elezioni di febbraio. Un tempo si sarebbero chiamate epurazioni e sarebbero state considerate in contrasto con una concezione democratica della partecipazione. Ma non mi dilungo sull’analisi di questa nuova manifestazione del potere di Grillo (la cui pericolosità per me era chiara sin dall’inizio), anche perché c’è chi se ne occupa molto meglio di me: ascoltate l’audio della presentazione bolognese di Un grillo qualunque di Giuliano Santoro (al dialogo partecipano Wu Ming 1, Wu Ming 2 e Marco Trotta).

Il contesto di questi discorsi (nella loro diversità radicale) è la crisi e il diluvio di notizie che continuo a leggere dall’Italia e sull’Italia che danno la sensazione di una fine che non finisce di finire (il “tempo penultimo” di cui parla Belpoliti) con un senso accresciuto di tragedia, non apocalittica, rivelatrice ma quotidiana e, per questo, più disperata. Anche in Francia si parla di crisi, qualcuno si lamenta, la disoccupazione cresce anche qua (anche se non siamo ai livelli italiani), il partito di centrodestra, l’UMP, sta attraversando una grave crisi e sembra che questa situazione di difficoltà e confusione sposti un numero significativo di elettori verso il Front National di Marine Le Pen (confermando una pericolosa tendenza europea verso la destra estrema). Nonostante questo, la situazione di crisi in Francia (e la sua percezione da parte dei francesi) ai nostri occhi sembra essere davvero poco, se paragonata a ciò che sta vivendo l’Italia.

Osservando tutto questo sento di soffrire di una forma di strabismo divergente, che spinge i miei occhi e la mia attenzione a rimanere focalizzati su due soggetti, due realtà che restano distanti ma che attraggono il mio sguardo in simultanea. A questo si aggiunge un terzo punto di messa a fuoco che, anziché risolvere e centrare lo sguardo in un nuovo punto di vista, forza un’ulteriore direzione di attenzione: l’Unione Europea, scenario in cui questa crisi si continua a consumare, a distanze che appaiono siderali (come quelle che separano la Grecia dalla Germania, che obbligano a uno sguardo strabico per necessità, a meno che non si voglia abbandonare uno dei due soggetti, mettendolo fuori – prima dalla percezione, poi dal contesto europeo).

L’intelligenza (quella che ci permette di osservare e comprendere ciò che accade davanti ai nostri occhi) “è parte della resa”, scrive Vasta nel suo lavoro di carotaggio dell’Italia e del presente (Spaesamento), mentre cerca (cerchiamo) “la metamorfosi della malinconia in una rabbia lucida e onesta, in una rabbia adulta che sia coraggiosa e corra il rischio del dolore, una rabbia da rialfabetizzare nutrendola di parole critiche e precise.” Le domande più difficili riguardano il come. Tra dieci giorni, intanto, torneremo a immergerci nell’Italia da cui siamo partiti tre mesi fa, anche con la curiosità di sentire e percepire da vicino ciò che continua a succedere (o, meglio, ciò che non finisce di finire).

Annunci

Tag:, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Italia, Francia, Europa: tre soggetti e un’impossibile messa a fuoco su Emigriamo in bicicletta.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: