I media francesi, tra vitalità e crisi

27 marzo 2013 § Lascia un commento

Un taxe Google pour sauver l'info?Questo mio articolo è uscito sul numero 85 della rivista dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna (pdf).

Editori contro Google

Il primo febbraio scorso, il presidente francese François Hollande e il presidente esecutivo di Google Eric Schmidt hanno annunciato l’accordo che poneva fine alla battaglia che gli editori francesi avevano dichiarato all’azienda americana. Al centro del contenzioso, l’utilizzo da parte di Google dei contenuti dei giornali online d’oltralpe: gli editori lamentavano un danno economico derivato dalla pubblicazione di titoli, anteprime e link agli articoli sulle pagine del motore di ricerca. Google aveva sempre risposto che quelle anteprime e quei link generavano importanti volumi di traffico per i siti degli editori. Lo stallo ha portato a lunghe trattative, per le quali il governo francese aveva anche incaricato un consulente ad hoc. L’accordo raggiunto prevede che Google non debba pagare per utilizzare titoli, anteprime e link sul proprio motore di ricerca, impegnandosi con un finanziamento di 60 milioni di euro a costruire un piano di transizione al digitale per gli editori francesi. Questi avranno inoltre a disposizione le conoscenze tecnologiche del gigante di Mountain View e accordi pubblicitari a prezzi vantaggiosi per cinque anni. Progetti e modalità di finanziamento per la transizione al digitale saranno individuati da una commissione composta da rappresentanti degli editori, di Google e indipendenti.

La sfida del digitale

Il digitale continua così a sfidare i modelli tradizionali del giornalismo e, all’interno dei nuovi scenari, lo stesso giornalismo che vive esclusivamente sulla rete fatica a trovare strade per sopravvivere. La chiusura di Owni, il progetto di informazione in rete più innovativo e di successo della Francia, a dicembre 2012 è un sintomo chiaro: il sito non riusciva a reggersi economicamente. La sua chiusura è arrivata in un periodo in cui il dibattito sulle nuove forme di giornalismo, comprese la dialettica (non sempre sensata) che contrappone carta stampata e web, sono particolarmente vivaci. È di ottobre 2012 un manifesto “per un nuovo ecosistema della stampa digitale”: con questo testo il Syndicat de la presse indépendant d’information en ligne (SPIIL) chiede l’eliminazione degli aiuti diretti alla stampa (da sostituire con aiuti indiretti come la riduzione dell’Iva al 2,10%) e il potenziamento della ricerca nel settore dei media (attraverso forme di credito di imposta e collaborazioni con le università). Mentre il dibattito su questi temi si riaccendeva, la redazione di XXI, un trimestrale cartaceo nato nel 2008, ha risposto con un suo manifesto che presentava la conversione al digitale come una trappola, con i lettori trasformati in consumatori di un’informazione troppo spesso indistinta e di bassa qualità.

Qualche numero

Niente di nuovo, probabilmente: di questi temi si parla anche in Italia e da tempo. Ma pure in Francia il mondo del giornalismo non se la sta passando benissimo. Il rapporto dell’Observatoire des métiers de la presse pubblicato nel 2012 evidenzia una tendenza alla diminuzione del numero di giornalisti per il secondo anno consecutivo: nel 2011 i giornalisti con tesserino in Francia erano 37.286 (129 in meno che nel 2010), con 1.936 domande di prima iscrizione (in leggera ripresa, +4,2%, rispetto all’anno precedente). Nel 2012 (dati aggiornati al 3 gennaio) le Cartes de presse rilasciate sono state ancora meno: 37.012. Il rilascio del tesserino avviene in maniera diversa che in Italia: è la Commission pour la carte d’identité des journalistes professionnels a concederlo se chi ne fa richiesta dimostra che l’attività giornalistica è la sua attività principale e regolare, da cui ricava più del 50% del reddito (anche per i rinnovi annuali). Inoltre, non possono ottenere il tesserino coloro che svolgono funzioni di PR o di addetto stampa. Secondo i dati del rapporto, il 67,2% dei giornalisti professionisti lavora nella carta stampata (ma la percentuale è in calo dell’1,7% rispetto al 2010), il 13,9% in televisione (in calo del 2,7%), il 9,5% alla radio (+19,3%). Se si guarda al tipo di supporto su cui lavorano i giornalisti, internet si ferma al 3,2% ma la percentuale di chi lavora su più supporti arriva all’8,3%.

I giovani francesi che si affacciano all’attività giornalistica devono fare i conti con un aumento della precarietà. Contratti a tempo determinato e attività da freelance la fanno da padrone e, spesso, non si tratta di una scelta: dal 2008 al 2011 il numero di contratti a tempo determinato è salito del 57,9%. Il maggior numero di contratti a tempo indeterminato, invece, riguarda i giornalisti tra i 35 e i 59 anni. Il 57,2% dei giornalisti assunti a tempo indeterminato dichiara uno stipendio mensile lordo tra i 2.000 e i 5.000 euro. Tra i tempi determinati, il 17,4% guadagna meno di 1.500 euro al mese, il 42% tra 1.500 e 2.500 euro e il 40,6% più di 2.500 euro. Quelli che lavorano come freelance, invece, si dividono tra chi guadagna mensilmente meno di 1.500 euro (32,1%), chi sta tra i 1.500 e i 2.500 (35,2%) e chi supera i 2.500 (30,3%).

Intanto, crescono esperimenti di giornalismo locale online, anche sui modelli già noti e consolidati di Rue89 e Mediapart. La maggior parte dei progetti di informazione legati al territorio cerca di trovare un difficile equilibrio tra l’affidarsi alla pubblicità e il chiedere un sostegno diretto ai propri lettori, sotto forma di abbonamento mensile. Il traguardo non è facile da raggiungere, ma questi esperimenti sono un segnale della vitalità che attraversa il mondo dei media francesi, nonostante i segnali di crisi.

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