Uno svariato tenue ronzio di raggi e gomme (cit.)

3 luglio 2013 § Lascia un commento

Non c’è niente da fare: essere in sella alla bicicletta e pedalare su strade nuove è una delle sensazioni più belle che sia possibile provare su questa terra, nonostante la fatica e la salita, nonostante il vento contro e il poco allenamento. Abbiamo approfittato del mio giorno libero da lavoro (visto che questa settimana si inizia a coprire anche i weekend e l’orario della biglietteria è allungato) per uscire. L’idea, un piccolo giretto, una quarantina di chilometri. Così passiamo il Rodano, ci lasciamo alle spalle Villeneuve e puntiamo verso nord, seguendo a distanza le curve del fiume. Dopo Roquemaure rientriamo in Vaucluse su un ponte che ci fa percepire la potenza del Rodano (che ad Avignone è diviso in due dall’Ile de la Barthelasse e sembra più piccolo, domato).

Dovremmo girare per Chateuneuf du Pape ma… Orange è così vicina che continuiamo verso nord. In pochi chilometri arriviamo, osserviamo l’immenso teatro antico da fuori, beviamo un frullato di frutta per rinfrescarci e mettere dentro zuccheri e vitamine e ripartiamo. Il vento ci è ostile, fortuna che non è mistral, e i saliscendi della Provenza affaticano un po’ le nostre gambe arrivate a luglio poco allenate. Ma la strada su cui pedaliamo è spesso deserta e intorno ci sono solo vigne. Bello, bellissimo. I paesaggi compensano la fatica, anche se il vento ci leva di bocca qualche imprecazione.

Scendiamo su Sorgues, il tempo di un passaggio veloce a salutare i bambini a cui Mery ha insegnato italiano per questo anno scolastico (e per riempire le borracce di acqua fresca, che la nostra ormai è brodo!) e ancora vento in faccia fino alle mura di Avignone. Dovevamo farne una quarantina, ne abbiamo fatti praticamente sessanta. Ma è una roba proprio necessaria, senza cui è impossibile stare. Pedalare, il sole addosso, intorno natura e paesi e città che cambiano a una velocità umana, che consente di percepire odori e suoni e dettagli.

La voglia di caricare le biciclette con il minimo necessario e rimettersi in strada, per conoscere, per incontrare, per sfuggire ogni volta che è possibile alla necessità di essere produttivi, stanziali. Non poterne fare a meno.

In questi giorni di lavoro, con il Festival d’Avignon che sta per iniziare e i ritmi che aumentano, troviamo comunque momenti per rallentare e tornare a guardare il mondo dalla sella della bici. Ho condiviso questo breve testo ieri su Facebook, ho pensato di metterlo anche qui per condividerlo al di fuori della nostra cerchia di contatti. Il titolo che ho scelto per il post è un verso di Le biciclette di Giorgio Caproni, che proprio oggi un carissimo amico mi ha dedicato (grazie, Enos!). Nelle ultime settimane ho raccolto anche qualche quadretto di vita avignonese, con le sue assurdità e i suoi deliri, osservati da dietro gli scuri chiusi di casa nostra, di notte. Li pubblicherò nei prossimi giorni.

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