Pane e meccanica (si parla di attesa, disciplina e cose da cui ripartire)

9 dicembre 2013 § Lascia un commento

Impastare bene la sera prima di andare a dormire, per trovare al risveglio l’opera della lievitazione, pronta da lavorare ancora prima di infornarla. Seguire un tempo che non è mio. Pensavo che sarebbe bello registrare questa levitazione in video, per poi fare un montaggio accelerato che mostri i cambiamenti, il volume che aumenta, la pasta che si gonfia, in pochi istanti, un minuto. Poi ho pensato che no: il tempo giusto per vedere questa lievitazione è il tempo reale, quello che pasta madre, farina, acqua (e sale e olio) impiegano per crescere. Allora una delle prossime volte che faccio il pane potrei restare la notte a fargli compagnia, magari con un buon bicchiere e anche un libro, e osservare minuto dopo minuto, ora dopo ora, l’evolversi di questa lavorazione. Come con i rinfreschi durante la giornata prima della panificazione, bello sentire che il tempo è un altro, bello riscoprire la pazienza e il senso dell’attesa.

Niente rapidità, niente flusso incessante di informazioni emozioni inutilità, niente passaggio dal supermercato alla tavola, ma tutto il gusto di sentire gli ingredienti mescolarsi sotto le mani, di sentirli cambiare, l’odore che arriva alle narici e che imparo a conoscere e riconoscere. E di volta in volta imparare di più, capire come intervenire per ottenere ciò che desidero.

Attesa, pazienza e disciplina.

ciclofficinaLe stesse cose che sto imparando dalla meccanica che, come diceva Leonardo il chirurgo della bici, è una terapia. Il dato, semplice ma fondamentale: a un problema corrisponde una causa. Anche qui: imparare a riconoscerla, a intervenire, poco alla volta, imparando a smontare e rimontare, facendo errori, smontando e rimontando di nuovo fino al risultato migliore.

Mani sporche di impasto che rimane attaccato ovunque in un caso, sporche di grasso e nero e polvere nell’altro.

Come con il pane, così con la meccanica: non puoi avere fretta e non puoi fare le cose a caso. Imparare a controllare il risultato, imparare a prendersi il tempo necessario. E arrivare a sera con una bici pronta per andare in strada e con il pane appena sfornato che ti viene voglia di mangiarlo così, subito, ancora caldo, senza nient’altro.

In questi tempi ritrovati dimenticarsi dei social network, dell’ironia forzata, degli aggiornamenti continui e vacui, scoprendo che si può stare meglio. Da questo cercare di ripartire.

Appunti condivisi su Facebook ieri prima di andare a dormire, sentiti ancora più forti oggi in mezzo al delirio di primarie e forconi. “Sottrarsi è la controinformazione al tempo dei social e della Nsa”, mi diceva poco fa un amico (sottrazione, ancora). Il discorso sul cibo, poi, sarebbe molto più vasto. Consiglio di leggere il post su Giap che parla della “Disneyland del cibo” e i commenti che l’articolo ha suscitato, in particolare quando si parla di tempo da dedicare alla preparazione di ciò che mangiamo, all’idea di strappare tempo al lavoro e dedicarlo, attraverso l’alimentazione, alla cura di sé e alla relazione con sé e con gli altri.

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