Istantanee dal Festival d’Avignon 2014/1 (del bisogno di farsi vedere, del bisogno contrario di scomparire, di lotte e inquietudini)

3 luglio 2014 § Lascia un commento

Il mio Festival, quest’anno, è iniziato con una fuga. Poco meno di 100 km in bici verso nord, tra strade di campagna e sentieri tra i boschi, saliscendi tra calanchi. Necessari per rimettere a posto testa ed emozioni. Ci siamo lasciati la città alle spalle, nel suo risveglio tardivo, di negozi che aprono alle 10 e di gente in giro, e siamo tornati per ritrovarla mutata, ancora una volta ricoperta di manifesti: tutti gli spettacoli dell’Off che cercano visibilità, che vogliono farsi vedere. Una volontà ostinata, una volontà perfettamente in sintonia con questi tempi che ci impongono presenza e prestazione. Presenza e prestazione che (per forza, per necessità percepita) devono essere  moltiplicate nell’ubiquità della rete. Partecipare, esserci e, soprattutto, distinguersi. Continuo a preferire il frinire quasi assordante delle cicale, gli incontri rari ma che lasciano il segno, il coltivare un’assenza che non è sottrazione di responsabilità ma educazione di sé, ricerca di vuoti, di interstizi di tempo non riempiti dal fare né dall’essere presenti.

Anche quest’anno sono alla biglietteria, lavoriamo già a pieno regime da parecchi giorni. Il passaggio dall’altro lavoro (best job ever, senza dubbio!) è stato brusco (e mi rendo conto che mi è sempre più difficile resistere per molte ore davanti allo schermo di un computer). Sempre divertente, lavorare e uscire con i colleghi, incontrare il pubblico, cercare anche di far capire che la protesta degli intermittenti dello spettacolo non riguarda solo loro ma anche il pubblico, la vita stessa della cultura in Francia. Perché quest’anno l’atmosfera non è la stessa dell’anno scorso: l’accordo firmato da alcune parti sociali, e su cui il governo sembra intenzionato ad andare avanti, minaccia di peggiorare radicalmente la vita dei lavoratori dello spettacolo (e di tutti i precari in generale): c’è ansia per il futuro, rischio di costante esplosione. Alcuni festival sono già stati annullati, azioni e proteste sono organizzate in tutto il paese. E, anche se il personale e gli intermittenti del Festival d’Avignon hanno votato all’80% contro il blocco del Festival, ci sono gruppi che hanno già iniziato azioni dure di disturbo (e altre che è un po’ più difficile capire in questo contesto, come riempire una dozzina di carrelli al supermercato e andarsene senza pagare). C’è chi parla di giochi di potere tra i sindacati (e non stupisce), ma il rischio è che la lotta si trasformi in un’altra, brutta guerra tra poveri, che l’unità salti. E a quel punto, nessuno può dire cosa succederà. In ogni caso, l’aria non è tranquilla e tra le persone – colleghi, amici – si sente più l’inquietudine che la festa. Anche se i carré rouge si moltiplicano, appuntati su magliette e camicie.

Il Festival inizia ufficialmente domani, stasera andiamo a vedere la répétition générale del Prince de Hombourg messo in scena da Giorgio Barberio Corsetti (prova generale che ieri è stata interrotta, poi ripresa) alla Cour d’honneur del Palazzo dei Papi. In tasca ho un paio di inviti per il bar del Festival. E in questa attesa, lotto contro un sonno costante e cerco di tenere a bada la voglia di caricare le borse sulla bici e partire.

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