Istantanee dal Festival di Avignone 2014/3 (di scioperi e rimborsi, di auto con il cambio automatico e di una telefonata che carica e dà gioia)

15 luglio 2014 § 1 Commento

Billetterie en greveQuesto mio giorno libero è iniziato lento, quasi svogliato. La stanchezza degli ultimi turni di lavoro, molto intensi, si fa sentire. La temperatura è salita di qualche grado e ora sembra estate. Ho l’impressione che ci sia più movimento nelle strade, anche se il fine settimana più partecipato dovrebbe essere stato quello – allungato – concluso il 14 luglio. Fine settimana che è iniziato con una giornata di mobilitazione e sciopero, votato dopo varie assemblee generali e dei singoli servizi. In biglietteria abbiamo deciso per un blocco nel pomeriggio e, per la prima volta nella storia del Festival, il servizio è rimasto chiuso dalle 14 alle 19. Parecchi spettacoli sono stati annullati. La manifestazione (foto) – circa un migliaio di persone – è partita dalla stazione, abbiamo attraversato anche le piccole stradine del centro per arrivare al Palazzo dei papi. Alle otto di sera, la compagnia giapponese che avrebbe dovuto mettere in scena il Mahabharata, annullato, ha deciso di portare estratti dello spettacolo sulla piazza davanti al Palazzo dei papi. Un gesto bello e importante: uscire dai luoghi del Festival ha permesso a chiunque passasse di assistere allo spettacolo e ha sottolineato in modo forte che quest’anno c’è qualcosa di diverso, che nessuno può andare in scena tranquillo.

Mi fa sorridere pensare che mi ci sia voluta la Francia per scioperare: in Italia non ho mai avuto un contratto che mi permettesse di dichiarare sciopero per un certo numero di ore quindi, tecnicamente, non avevo mai scioperato fino a sabato scorso.

In compenso, il giorno dopo, in biglietteria è stato il delirio: biglietti da rimborsare o da spostare su un’altra data, lavoro a ritmi serrati, testa fusa a fine giornata. Bello, però, vedere la solidarietà del pubblico nei confronti del movimenti di intermittenti e precari. Pochissima rabbia, un po’ di dispiacere – certo – per non aver potuto assistere agli spettacoli, ma molta comprensione. Perché la cultura non potrebbe esistere senza intermittenti ma nemmeno senza pubblico. E per saperne qualcosa in più sullo statuto degli intermittenti, c’è un video, sintetico e molto ben fatto, che racconta come stanno le cose, mettendo finalmente a tacere le tante falsità che circolano sui media (e nei commenti delle persone).

Il pomeriggio continuo sempre a fare la cassa alla Chartreuse di Villeneuve, arrivo sempre in biglietteria in bici, per volare sopra il Rodano, schivare il traffico e distendere muscoli e pensieri prima di ricominciare a vendere e verificare biglietti. Quasi sempre, però, ci sono colleghi di altri servizi che devono essere presenti, quindi tocca prendere la macchina. Il problema è che le auto del Festival sono iper-tecnologiche (per i miei standard) e, soprattutto, hanno il cambio automatico. Quelle elettriche, poi, non ti accorgi nemmeno quando hanno il motore acceso. Domenica, al primo tentativo, senza nessuno che mi spieghi come gestire tanta elettronica a servizio della mobilità, l’auto resta nel parcheggio, salgo in sella alla bici e parto. La collega, che non guida, trova un’altra soluzione. Al ritorno mi prendono un po’ in giro, ma è deciso: lunedì mi sveleranno i misteri del cambio automatico, del bottoncino per mettere in moto e di tutto ciò che devo sapere per guidare. Così, ieri, ho guidato per la prima volta una di queste auto – che sembrano un po’ un gioco per bambini. Piede sinistro ben lontano dai pedali e mano destra che continua a muoversi a vuoto, cercando la leva del cambio, invano.

Tra manifestazioni, biglietti e lezioni di guida, abbiamo trovato il tempo per assistere a un altro spettacolo, Vitrioli, messo in scena da Olivier Py, direttore del Festival, su un testo di Yannis Mavritsakis. Duro, spietato. Una scena minimale, giocata sui contrasti e sui corpi. Corpi umani come carne da macello, in un sistema economico e di relazioni da cui è impossibile uscire. Si assiste alla catastrofe e non c’è salvezza. Grandissimi attori, una regia perfetta, solo qualche problema a seguire i sopratitoli, sia perché c’è tanto testo, sia perché in alcuni momenti gli schermi sono coperti dai teli di plastica della scena. Recupererò il libro, perché questa tragedia contemporanea, nerissima, racconta molto dei nostri giorni.

Coincidenza di questo giorno libero, mentre ancora cercavo di svegliarmi del tutto, mi è arrivata una telefonata dall’Italia. Una telefonata importante, che aspettavo da tempo. Oggi non voglio svelare nulla, che qualche dettaglio deve ancora essere sistemato, ma tra un paio di settimane potrò raccontarvi tutto. Per adesso vi dico solo che sono carichissimo e felice.

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